Operational Excellence nel settore farmaceutico

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Operational Excellence nel settore farmaceutico

In un settore complesso e altamente regolamentato come quello farmaceutico, l’Operational Excellence si rivela una leva strategica per trasformare inefficienze apparentemente inevitabili in opportunità di miglioramento concreto. Attraverso dati, collaborazione interfunzionale e competenza tecnica, in questo articolo Diego Rubini racconta come costruire valore duraturo mettendo le persone al centro del cambiamento.


Cos’è l’Operational Excellence

In contesti strutturati, altamente regolamentati e a elevato margine industriale, come quello farmaceutico, spesso emergono inefficienze che, a un primo sguardo superficiale, possono sembrare intrinseche al processo produttivo e quindi inevitabili. In realtà, una parte significativa di queste improduttività deriva non tanto dal processo in sé quanto dalla mancanza di strumenti, metodi e coordinamento adeguati per affrontarle in modo strutturato.

Lo scopo dell’Operational Excellence è proprio quello di individuare queste inefficienze, comprenderne le cause profonde e ridurne, per quanto possibile, la quota non strettamente legata al sistema produttivo. Attraverso l’impiego di metodologie consolidate (come Six Sigma, Lean Management e le logiche del problem solving strutturato), il coinvolgimento attivo delle persone (People Excellence) e una forte attenzione al miglioramento continuo (Kaizen), l’Operational Excellence mira a costruire una cultura aziendale orientata alla qualità, alla responsabilizzazione e alla semplificazione. Obiettivo finale: valorizzare le competenze diffuse nell’organizzazione e ridurre la frustrazione generata dal confronto quotidiano con problemi ricorrenti e spesso sottovalutati, che sottraggono tempo ed energie alle attività realmente a valore aggiunto.


Tra tre mondi

Nel caso specifico di questo progetto, la figura del consulente opera all’interno di una realtà farmaceutica di eccellenza italiana, con il compito di fungere da ponte tra tre funzioni aziendali: manutenzione (Ingegneria), produzione e naturalmente il gruppo di Operational Excellence. Questi tre “mondi” hanno obiettivi, linguaggi e priorità talvolta differenti, ma il loro allineamento è essenziale per ottenere un miglioramento sostenibile e misurabile.

In questo contesto, il ruolo del consulente si articola in tre macro‑aree complementari: la gestione e classificazione dei dati produttivi, il rafforzamento della comunicazione interfunzionale e il supporto tecnico.

La lettura e l’analisi dei dati rappresentano il primo pilastro del lavoro. Identificare correttamente le aree critiche della linea di produzione consente di concentrare gli sforzi dove l’impatto potenziale è maggiore. Strumenti come il diagramma di Pareto permettono di evidenziare in modo efficace le principali cause di inefficienza o di fermo macchina, ponendo le basi per un approccio decisionale guidato dai dati. Una volta emerse le criticità, si procede con la definizione e la valutazione delle possibili azioni migliorative, seguendo un ciclo iterativo volto a individuare una soluzione ottimale, replicabile e standardizzabile a lungo termine.

Parallelamente, risulta centrale la capacità del consulente di facilitare il confronto tra le funzioni con cui si interfaccia. Questa abilità si rivela una conditio sine qua non per raggiungere gli obiettivi fissati, poiché permette di favorire un contesto collaborativo e sinergico, spesso capace di generare una spirale virtuosa di miglioramento continuo. La costruzione di relazioni professionali solide e la creazione di team di lavoro, anche informali, sono il risultato naturale di questo dialogo costante e strutturato.

L’ultimo elemento cardine è la comprensione degli aspetti tecnici legati al progetto, in questo caso propri del contesto farmaceutico. Filtrare le informazioni provenienti dal personale operativo attraverso una lente di competenza di processo consente di orientare meglio gli sforzi individuali e di team, evitando dispersioni e fraintendimenti. Inoltre, il know‑how tecnico riduce il carico decisionale — semplificando un albero di scelte spesso complesso e non immediato — e permette di interagire direttamente con i fornitori, senza intermediari, garantendo rapidità, chiarezza e univocità del referente.


Conclusione

L’esperienza maturata in questo progetto propone l’idea che l’Operational Excellence non sia esclusivamente un insieme di strumenti o metodologie utilizzate per adempiere a un requisito formale. In un settore rigoroso come il farmaceutico, anche interventi apparentemente minori possono generare benefici significativi sulla qualità produttiva, sull’efficienza operativa e sul benessere complessivo delle persone coinvolte.

Questo percorso conferma il valore del contributo consulenziale quando esso è orientato a creare connessioni, facilitare il dialogo e mettere le proprie competenze al servizio di un obiettivo comune: rendere il lavoro quotidiano più fluido, efficace e sostenibile, contribuendo a un miglioramento che sia davvero condiviso e duraturo.