Dall’aula al progetto reale: il percorso di crescita degli studenti ELIS insieme ad ALTEN Italia - ALTEN Italy

Dall’aula al progetto reale: il percorso di crescita degli studenti ELIS insieme ad ALTEN Italia

Dare ai giovani talenti l’opportunità di confrontarsi con progetti reali, tecnologie innovative e professionisti del settore è uno degli obiettivi che ALTEN Italia continua a perseguire con convinzione. Per questo, anche quest’anno, abbiamo rinnovato il nostro impegno al fianco di ELIS, confermando una collaborazione che mette in connessione formazione accademica e mondo del lavoro attraverso esperienze concrete e ad alto valore formativo.

Nel corso degli ultimi mesi, gli studenti del Corso di Ingegneria Digitale hanno lavorato a stretto contatto con il team ALTEN su una sfida reale, sperimentando metodologie, responsabilità e dinamiche tipiche di un contesto professionale. Abbiamo raccolto le testimonianze di Isidoro Schifano, Vittorio Lo Mele e Luca Laganà, protagonisti di questa esperienza, insieme a quelle del nostro Center of Excellence Manager Gianluca Bove, mentor del progetto per ALTEN, per comprendere cosa hanno imparato, quali sfide hanno affrontato e quale impatto abbia avuto questo percorso sulla loro crescita personale e professionale.

Intervista a Gianluca Bove

Domanda: Quale pensi sia stato il valore aggiunto della collaborazione tra ALTEN Italia ed ELIS per gli studenti coinvolti nel progetto?
Risposta: Il valore principale è stato la distanza zero tra formazione e realtà produttiva. Gli studenti non hanno lavorato su esercizi accademici ma su un problema concreto che ALTEN affronta davvero nel suo operato quotidiano. La collaborazione con ELIS ha creato lo spazio giusto: un contesto protetto ma esigente, dove si poteva sbagliare, iterare e migliorare. Gli studenti hanno preso decisioni architetturali reali, con vincoli reali e aspettative reali. Questo tipo di esperienza non si può improvvisare in aula.

D: C’è stato un momento o un risultato raggiunto dagli studenti che ti ha particolarmente sorpreso durante il percorso?

R: Sì. Il momento più significativo non è stato tecnico, o almeno non solo. È stato quando il team ha smesso di chiedersi “come si implementa” e ha iniziato a chiedersi “perché lo stiamo costruendo così, e cosa succede a chi lo usa”. Quella transizione – dal pensiero esecutivo al pensiero progettuale – è rara e non scontata. Quando l’ho vista emergere in autonomia, ho capito che il percorso aveva funzionato davvero.

D: Guardando al futuro del settore digitale, quali competenze ritieni saranno sempre più importanti per i giovani che entreranno nel mercato del lavoro nei prossimi anni?

R: Una volta si parlava di “nativi digitali”. Guardando questi ragazzi, oggi li definirei “nativi AI”: usano l’intelligenza artificiale in modo naturale, con una consapevolezza che chi è cresciuto professionalmente prima di questa transizione ha dovuto costruirsi con fatica. Non è solo dimestichezza con gli strumenti – è un modo diverso di approcciare i problemi, dove l’AI è parte del ragionamento fin dall’inizio.Detto questo, vedo tre competenze che diventeranno sempre più decisive. La prima è lavorare con sistemi AI senza smettere di capire cosa fanno: non basta usarli, bisogna saper costruire il contorno che li rende affidabili e controllabili. La seconda è il pensiero sistemico: chi sa tenere in testa l’intero flusso di un prodotto – non solo il proprio pezzo – ha un vantaggio concreto. La terza, forse la più sottovalutata, è la comunicazione tecnica: spiegare una scelta, documentare un comportamento, rendere trasparente ciò che si costruisce. In un mondo dove l’AI genera codice sempre più velocemente, la competenza rara diventa quella di dare senso a quello che si fa.

Intervista a Isidoro Schifano, Vittorio Lo Mele e Luca Laganà

D: Quali erano le aspettative con cui avete iniziato questo percorso e in che misura sono state confermate o superate?

Risposta: I tre studenti hanno affrontato il percorso con aspettative diverse, ma accomunati dalla voglia di mettersi alla prova in un contesto reale e stimolante. Per Isidoro, l’esperienza si è rivelata persino più coinvolgente del previsto: «Le mie aspettative iniziali erano alte, ma non avrei mai immaginato di poter contribuire attivamente a qualcosa di così importante e centrale per ALTEN». In particolare, a colpirlo è stata la fiducia ricevuta: «L’enorme fiducia e l’autonomia operativa riposte in me e nei miei colleghi hanno superato ogni previsione», un aspetto che lo ha portato a sentirsi parte integrante del progetto.

Anche Vittorio era partito con aspettative positive, alimentate dai racconti di Andrea e Manuel, studenti che avevano partecipato alle precedenti edizioni del percorso. Un entusiasmo che ha trovato piena conferma nel corso dei mesi: «Mi sono trovato molto bene e abbiamo realizzato un bel progetto», racconta, sottolineando il valore dell’esperienza vissuta.

Per Luca, invece, la sfida era soprattutto tecnica. Prima di iniziare non aveva mai lavorato allo sviluppo di un applicativo che utilizzasse le tecnologie richieste dal progetto e si aspettava quindi un percorso impegnativo. Tuttavia, la realtà ha superato le sue aspettative: «Le mie aspettative prima di iniziare erano quelle di un percorso sfidante, ma sono state superate di gran lunga».

Pur partendo da prospettive differenti, tutti e tre concordano su un aspetto fondamentale: il confronto con un progetto concreto e con professionisti del settore ha rappresentato un’opportunità unica di crescita, permettendo loro di trasformare conoscenze teoriche in competenze operative e di avvicinarsi in modo autentico al mondo del lavoro.

D:  Lavorare con professionisti ALTEN ti ha fatto cambiare la percezione del mondo del lavoro o della professione che vorresti svolgere in futuro? In che modo?

Per Isidoro, l’esperienza ha rappresentato soprattutto un’occasione per comprendere il valore del lavoro di squadra: «Ho compreso quanto la comunicazione tecnica, l’organizzazione agile e il supporto reciproco siano fondamentali per rispettare le scadenze di un progetto». Un insegnamento che gli ha permesso di apprezzare ancora di più le dinamiche che stanno dietro al successo di un team.

Vittorio, che aveva già avuto modo di confrontarsi con il mondo professionale attraverso esperienze pregresse, racconta di aver trovato conferma delle proprie aspettative rispetto a un contesto aziendale strutturato. L’aspetto più significativo riguarda però il futuro: l’esperienza ha rafforzato il suo interesse verso ruoli maggiormente orientati alla progettazione dei sistemi piuttosto che alla sola implementazione. «Sono sempre stato affascinato dai grandi sistemi distribuiti e dai cluster», spiega, ricordando come una delle attività che ha apprezzato maggiormente sia stata l’implementazione di un distributed lock sul database per consentire l’esecuzione del software in un ambiente multi-istanza.

Per Luca, invece, il cambiamento più rilevante ha riguardato il modo di approcciare lo sviluppo software e gli strumenti a sua disposizione. «Prima di questa esperienza facevo affidamento soprattutto alla documentazione per scrivere il codice», racconta. Il lavoro svolto durante il progetto gli ha permesso di scoprire il potenziale dell’intelligenza artificiale come supporto alle attività di sviluppo: oggi la considera uno strumento prezioso per raccogliere informazioni e orientarsi più rapidamente nella risoluzione dei problemi.

D: Cosa ti ha spinto a partecipare al Corso di Ingegneria Digitale ELIS?

R: Per Isidoro, il percorso è stato prima di tutto sinonimo di organizzazione, collaborazione ed evoluzione. Da un lato, la necessità di conciliare studio universitario e attività progettuali gli ha insegnato a gestire al meglio tempi e priorità; dall’altro, il confronto costante con professionisti e colleghi più esperti è diventato un importante acceleratore di crescita. «Oggi sento di avere una consapevolezza e una sicurezza professionale molto superiori rispetto a quando ho iniziato», racconta, cogliendo l’occasione per ringraziare Gianluca e tutto il team ALTEN per il supporto ricevuto durante il percorso.

Vittorio descrive invece l’esperienza come tranquilla, produttiva e interessante. Tranquilla perché vissuta in un contesto sereno, senza pressioni eccessive e con obiettivi chiari; produttiva per i risultati raggiunti e per la realizzazione di un prototipo concreto; interessante per la possibilità di sperimentare un caso d’uso reale utilizzando tecnologie innovative. «Abbiamo tirato fuori un bel prototipo», sintetizza con soddisfazione.

Per Luca, le tre parole sono intrigante, sfidante e avventura. Il progetto gli ha infatti permesso di esplorare un ambito che desiderava approfondire da tempo, affrontando al contempo sfide che hanno richiesto l’acquisizione di nuove competenze e un costante spirito di adattamento. «È stata un’avventura in un settore che mi incuriosiva molto e che volevo conoscere meglio», spiega.

Nel complesso, dalle loro testimonianze emerge il ritratto di un’esperienza che ha saputo combinare apprendimento, sperimentazione e crescita professionale, offrendo agli studenti l’opportunità di mettersi alla prova in un contesto reale e di guardare con maggiore consapevolezza al proprio futuro.