L’importanza di non discriminare né avvantaggiare in base al genere

08/10/2020

Elena,
Sviluppatrice SCADA.

Sono Elena, ho una Laurea Magistrale in Bioingegneria. Lavoro in ALTEN da circa 3 anni e mi occupo di sviluppo e test applicazioni SCADA in ambito ferroviario.

Domanda: In cosa consiste, nello specifico, il progetto su cui stai lavorando e che ruolo ricopri al suo interno?

Risposta: Dopo essere stata assunta in ALTEN Italia, sono stata subito inserita nel team SCADA, di cui faccio attualmente parte. Ho iniziato con progetti più piccoli riguardanti alcune tratte ferroviarie italiane, ora sono la responsabile tecnica per un progetto che consiste nel creare applicazioni SCADA (quindi di raccolta dati dal campo e loro diagnostica) per 3 linee della Metropolitana di Milano e per una nuova tratta ferroviaria in Romania. In pratica, mi occupo sia di modellizzazione degli enti per la creazione di un corretto database, che della programmazione e della creazione dell’interfaccia grafica dell’applicazione, che sarà poi quella tramite la quale l’utente finale potrà effettuare controlli e comandi da remoto direttamente sugli oggetti in campo. Esserne la responsabile comporta il dovermi interfacciare continuamente con il cliente, occuparmi della maggior parte degli sviluppi, gestire e coordinare il lavoro dei colleghi che collaborano con me su tale progetto.

D: Com’è il Team con cui lavori e qual è l’aspetto che ti piace di più dell’attività che svolgi?

R: Attualmente il team in cui lavoro è composto da 3 persone fisse in sede e 2 da clienti; tutti i giorni lavoro con il responsabile del mio team ed un collega. Mi trovo molto bene con loro, perché sono persone competenti dal punto di vista lavorativo e molto socievoli e simpatiche dal punto di vista umano. Con loro posso parlare di qualsiasi cosa, e le giornate passano leggere. Mi conforta molto lavorare in un ambiente di questo tipo; soprattutto nei momenti in cui il cliente fa pressioni è fondamentale sapere di avere intorno qualcuno che cerca di alleggerire le situazioni e non di appesantirle ancora di più.

Essendo una persona estremamente curiosa, mi è sempre piaciuta l’idea di non avere qualcosa di monotono su cui lavorare. Quest’attività mi permette di occuparmi di programmazione, organizzazione database, documentazione, creazione di interfacce grafiche, interfacciamento con i clienti, trasferte… Non ci si annoia mai, e anche se si è sempre sullo stesso progetto, sono talmente tante le sfaccettature su cui si può lavorare che è difficile che un giorno sia uguale all’altro. Inoltre, le attività che sto seguendo mi hanno dato l’opportunità di fare molte nuove esperienze, come trasferte internazionali e sessioni di test con turni di notte presso il cliente.

D: Come è nato il tuo interesse per l’ingegneria? Si è trattata di una vocazione?

R: Quando finii il liceo non avevo un’idea precisa, ma l’unica cosa di cui ero fermamente sicura era “ingegneria NO”, perché odiavo la matematica. Provai medicina e fisioterapia, ma volevo la sicurezza di un corso di laurea a numero aperto, per non rischiare di rimanere un anno senza far niente nel caso non avessi passato entrambi i test di ingresso. Quell’anno misero il corso di laurea in biologia a numero chiuso, così l’unica alternativa vagamente pertinente con la mia idea rimaneva ingegneria biomedica. Ero talmente contrariata all’idea di fare ingegneria che nemmeno mi informai di cosa trattava il corso di laurea in generale. Non passai gli altri due test, perciò mi rassegnai a seguire i corsi di ingegneria… dopo già i primi tre mesi di lezione era scoccato l’amore e mi resi conto che ero fatta per quello, e che se fossi tornata indietro sarei andata direttamente a iscrivermi a ingegneria biomedica. In seguito poi, seguendo alcuni corsi in comune con medicina, ebbi la conferma definitiva che non ero decisamente portata per quel tipo di studio e che il mio approccio mentale alle situazioni e ai problemi era in realtà sempre stato da ingegnere, anche se io non me ne ero mai resa conto prima. Con il senno di poi, sono molto contenta di aver fatto ingegneria biomedica, perché tende a dare una formazione più trasversale rispetto ad altri corsi di ingegneria.

D: Come ricordi il tuo periodo universitario? 

R: Lo ricordo come un periodo molto faticoso, ma anche pieno di soddisfazioni e bei ricordi legati alle persone con cui ho vissuto quel percorso. In particolare, mi ha insegnato ad usare un approccio mentale razionale non solo applicato allo studio, ma a qualsiasi aspetto della vita, partendo proprio dalla considerazione che di fatto, l’uomo stesso, può essere visto come una “macchina”.

D: Pensi che, quella dell’ingegnere, sia ancora una figura/carriera principalmente associata agli uomini, o hai notato un cambiamento in questa tendenza?

R: Secondo me in alcuni corsi di ingegneria sì, in altri meno. Per esempio, a ingegneria biomedica, chimica o edile, era evidente come il numero degli iscritti di sesso maschile e femminile fosse abbastanza equilibrato, se non in alcuni anni anche in maggioranza femminile, mentre in facoltà come ingegneria informatica o elettronica ci fosse praticamente una totale assenza di donne. Questo inizio di cambiamento di tendenza si riflette secondo me anche nelle aziende, dove, almeno per la mia breve esperienza lavorativa, si può notare come in generale, soprattutto in aziende con una media di età più giovane, si trovano molte più quote rosa sulla totalità dei lavoratori rispetto a prima.

D: Hai incontrato delle difficoltà od ostacoli a causa dell’essere una donna ingegnere?

R: Non ho mai incontrato particolari ostacoli o difficoltà nell’essere una donna ingegnere, se non, ogni tanto, qualche battuta sessista, più che altro a livello universitario. Personalmente non mi sono mai imbattuta in pregiudizi di genere a livello lavorativo, ma ritengo che, a livello generale, e non quindi prettamente relativo al mondo ingegneristico, ci siano ancora alcune situazioni in cui capita che, se si è donna, soprattutto se di bell’aspetto, bisogna dimostrare qualcosa in più per ricevere la stessa considerazione a livello di stima e atteggiamenti, rispetto ai colleghi uomini. In ogni caso credo che la determinazione, l’impegno e i risultati parlino per noi; solo con i fatti si possono mettere a tacere quelle persone che, ancora oggi, dubitano di una donna ingegnere. Il fatto che io ne abbia incontrate poche, mi fa ben sperare e affermare che forse stiamo andando nella direzione giusta: soprattutto nelle aziende “giovani”, noto sempre di più donne ingegnere che occupano posizioni di rilievo.

D: Quale pensi sia il valore che ALTEN apporta al progetto che svolgi?

R: Posso affermare che, nelle diverse fasi di entrambi i miei progetti, soprattutto nei momenti più difficili, ho ricevuto da ALTEN l’appoggio necessario a superare i vari ostacoli che mi sono stati posti davanti, e mi ha fatta sentire valorizzata per i compiti che ho portato a termine. Ritengo sia importante che una risorsa a cui vengono affidate determinate responsabilità si senta motivata e appoggiata, perciò credo sia un valore fondamentale per permettermi di lavorare al meglio sui progetti che svolgo.

D: Perché una donna dovrebbe scegliere di lavorare in ALTEN?

R: Perchè penso che ALTEN non favorisca nessuno dei due generi, e lo trovo molto corretto; non pretende che, in quanto donna, tu debba dimostrare qualcosa in più rispetto ai colleghi uomini, e allo stesso tempo non discrimina in senso contrario, ossia non ti avvantaggia per il solo fatto di appartenere al genere femminile, piuttosto che maschile. Ciò mi fa sentire totalmente a mio agio nell’ambiente in cui lavoro, in quanto mi fa apprezzare appieno i risultati raggiunti perché mi dà la consapevolezza di essermeli davvero meritati.

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