Da Gamer ad Informatico

05/11/2020

Il nostro collega Matteo ha 26 anni, è laureato in Informatica e lavora in ALTEN da quasi 2 anni, occupandosi di Data Preparation in ambito ferroviario.

Oggi ci racconta di una sua passione che gli ha permesso di sviluppare ottime capacità di problem solving e di coding e che è stata la chiave per la scelta della sua professione futura… quella per i videogiochi!”.

Il mio primo approccio con i videogiochi l’ho avuto oltre 20 anni fa, grazie all’acquisto, da parte di mio padre, sempre molto all’avanguardia per quanto riguarda l’ambito Hi-Tech, di un vecchio computer con sistema operativo DOS” ci racconta Matteo. “Quella per i videogiochi, infatti, è una passione che ci accomuna da sempre”.

Con il passare degli anni e con l’avvento di Internet, il nostro collega ci ha raccontato di essere entrato sin da subito in contatto con alcune delle prime community italiane che organizzavano tornei online di videogiochi competitivi (quali Unreal Tournament, o PES), in un periodo storico in cui il mondo degli eSports ancora non esisteva e i tornei erano gestiti solo da appassionati del settore.

Oggi, invece, la maggior parte dei tornei competitivi – ci spiega Matteo – è gestita da associazioni vere e proprie e alcuni videogiochi sono diventati degli “eSports”. Riguardo ciò, esattamente 4 anni fa, ho partecipato con un team (formato da amici conosciuti sia online, che non) ad un torneo organizzato dall’associazione ESL Italia, giocando al videogioco “Counter Strike: Global Offensive” (uno dei videogiochi competitivi più giocati al mondo), arrivando in finale e raggiungendo il secondo posto”.

Il nostro collega ammette, tuttavia, di non trovare sempre divertente giocare ai videogiochi in maniera competitiva, dato che “si passa la maggior parte del tempo a fare del vero e proprio training con il proprio team, piuttosto che a giocare effettivamente contro altri avversari”, ma che trova anche molto soddisfacente raggiungere la vittoria, in quanto frutto di tante ore passate ad allenarsi insieme ai propri amici.

Spesso questo hobby – prosegue Matteo – è considerato solo una perdita di tempo, ma io sono la prova vivente che non è così! Infatti, oltre ad aver sviluppato una maggiore attenzione ai dettagli e migliori riflessi anche in altri ambiti, ho sviluppato ottime capacità di problem solving in tempi molto brevi, e una grande passione per il coding”.

Il nostro collega ci ha infine raccontato di riuscire a “vivere” questo hobby nella vita quotidiana in due modi: da software developer, riuscendo a ritagliarsi qualche ora dopo il lavoro e programmando piccoli videogiochi per aumentare le proprie skills, e da giocatore, riuscendo a vivere il videogioco immedesimandosi nei personaggi e nei mondi che lo circondano, come se fosse un film o una serie TV”.

 

Grazie Matteo per aver condiviso con noi la tua passione! 

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